Sabato 9 novembre, con il gruppo familiare dei 4Gatti siamo andati nella chiesa di San Martino a Villapizzone ad ascoltare padre Youssef, incuriositi dalla possibilità di incontrare chi vive la propria vocazione in un paese musulmano ancora oggi diviso e martoriato dalla guerra.
Padre Youssef è superiore della comunità monastica di Deir Mar Musa dal 2021, fondata a nord di Damasco dal gesuita italiano Paolo Dall’Oglio, del quale non si hanno più notizie da 10 anni, dopo il suo rapimento da parte, probabilmente, dell’Isis.
La comunità monastica nasce dalla scelta radicale di padre dall’Oglio, che, dopo un ritiro tra le rovine del monastero di Mar Musa nel 1982, sentì di essere chiamato a vivere come cristiano in mezzo ai musulmani, con i quali condivise l’esistenza fino al suo rapimento. L’esempio spesso citato è quello di padre De Foucauld, che ha trascorso gli ultimi anni della sua vita con i Tuareg nel deserto.
Ciò che li guida può essere riassunto con il termine badaliya (in arabo significa sostituzione): una forma di presenza e testimonianza evangelica, seguendo il percorso spirituale di Louis Massignon, che chiama i cristiani a vivere tra gli islamici, offrendosi come riscatto per i loro ospiti (i musulmani) nel Giorno del Giudizio, riconciliazione finale di un’umanità fino ad allora divisa.
Il monastero, che comprende oggi monaci e una monaca di varie professioni cristiane, aiuta come possibile la popolazione siriana, che ha estrema necessità di supporto per la vita quotidiana, per poter fornire un’istruzione ai propri bambini e, in caso di problemi di salute, per poter ricevere le cure necessarie.
Padre Youssef racconta che, quando si sono trovati in mezzo alla linea del fronte durante la guerra, sono riusciti, a loro volta, a sopravvivere grazie all’aiuto della popolazione: un pastore, che sfidando il pericolo li riforniva di quanto necessario per la sopravvivenza.
Il monastero è un luogo di pace che accoglie chiunque abbia voglia di trascorrere un periodo di ritiro nel silenzio, ed è frequentato da giovani cristiani e musulmani, le cui famiglie, conoscendo bene i monaci con i quali condividono l’esistenza, con fiducia consentono loro di vivere questa esperienza, che diventa un’occasione di confronto e vero dialogo interreligioso.
I cristiani della Siria, ridotti a circa 250.000 unità rispetto al milione di prima della guerra, stanno lasciando il paese in cerca di un futuro migliore, restando purtroppo vittime di trafficanti di uomini senza scrupoli.
Chi arriva al monastero sa di dover fornire, in cambio dell’ospitalità, un contributo “lavorativo” nella gestione operativa della vita quotidiana ed è merito del lavoro dei volontari se la struttura è stata restaurata dallo stato di rovina in cui l’aveva trovata padre Dall’Oglio nel 1982.
L’incontro e le parole che abbiamo ascoltato ci hanno colpito: la scelta vocazionale di padre Youssef e degli altri monaci, che ancora oggi seguono il cammino tracciato da padre Dall’Oglio e la badaliya, sono presenza viva dello Spirito che si manifesta anche nelle situazioni più inconsuete, contando sull’opera di chi da lui si lascia guidare.