2° INCONTRO del 28/11/2024 – CHE SPERANZA CERCHIAMO. VERSO IL GIUBILEO CON PAPA FRANCESCO

In cosa speriamo? Questa è la domanda che ha guidato la serata del 28 novembre con Francesco Ognibene, giornalista di Avvenire, in preparazione all’imminente apertura dell’anno giubilare, evento non solo di calendario – secondo un’antica tradizione della Chiesa – ma anche tematico, come già sperimentato in questo pontificato. Ci lasciamo alle spalle il Giubileo del 2015 sulla misericordia, Cristo volto della misericordia del Padre, per accogliere l’invito alla speranza, la speranza che non delude, come apprendiamo sin dal titolo della bolla di indizione: «Spes non confundit» (Rm 5, 5).
Il Papa ci richiama a non confondere, tuttavia, speranza con ottimismo. La speranza non è l’ottimismo di chi dice che le cose andranno bene; la speranza è un’ancora fissata in Dio, ma la virtù della speranza resta difficile da praticare, così che ci chiediamo se siamo veramente ancorati nell’oceano di Dio o invece ci troviamo in qualche nostra piccola laguna umana. Dove fondiamo la nostra speranza? A quale roccia si aggrappa la nostra esistenza?
Il Giubileo è un anniversario che ci ricorda l’Incarnazione, un Dio vicino, la sua grande compagnia: Dio cammina con noi nella storia. Ma come annunciare questa certezza se il mondo – e innanzitutto tutti noi – scorgiamo nelle pieghe della storia motivi di delusione? Come possiamo credere nella speranza? Papa Francesco non prescinde dall’osservare la realtà. Il Giubileo che ci apprestiamo a vivere è connotato da un profondo realismo.
La crisi demografica è il segno di una umanità che fatica a sperare. Le culle vuote celebrano l’assenza, la rinuncia, l’illusione del nostro tempo. È un segno che la temperatura della speranza sta precipitando, come una promessa tradita. E la crisi della natalità è accompagnata da quella finanziaria, sanitaria, climatica e bellica: è una crisi globale. La nostra società mediatica enfatizza il momento, esalta il punto di vista, frantuma la realtà. Non ha pazienza e vuole tutto e subito. La nostra è una società che per eccesso di complessità rischia di cedere alla tentazione dell’insensibilità e dell’indifferenza: la speranza è paralizzata, e ci scopriamo affaticati davanti alle sfide del tempo, ai bisogni dei più fragili, di chi dobbiamo custodire, come i detenuti, gli ammalati, i giovani, i migranti, gli anziani, i poveri … .
Qual è il compito, dunque, che ci viene affidato? Ribaltare questo risultato negativo. Di fronte a questi problemi epocali noi parliamo di Dio, perché è la redenzione offerta in Cristo che risveglia le ragioni della nostra speranza. Una speranza affidabile. Siamo invitati tutti a compiere un pellegrinaggio, a varcare una soglia, a passare per quella Porta Santa che è Cristo. Siamo pellegrini in cammino: la nostra vita non è una stagnazione, né un “divano” né un “balcone”. «Nella speranza siamo stati salvati» (Rm 8, 24) ed è la speranza, la piccola speranza – come scrive Peguy – che ci afferra la mano e ci accompagna in questo Giubileo con Papa Francesco per lasciarci riconciliare con Dio e così imparare ad essere più umani.

1° INCONTRO del 21/11/2024 – IL VANGELO ANNUNCIO DI PACE

Ieri sera la relazione tenuta da don Luciano Andriolo per introdurre il nostro cammino di Avvento sul tema della ‘pace’ è stata molto interessante e coinvolgente!
Don Luciano ha svolto il tema proposto a partire da una considerazione significativa e fondante: il disegno di Dio sulla vita del mondo e sulla storia dell’umanità è un progetto di pace. La Bibbia, dall’inizio del suo racconto, ci comunica, nelle modalità più diverse, che il desiderio di Dio è quello di realizzare la pace come un cammino di giustizia e fraternità tra gli uomini, come un progetto di sintonia con il creato e come esperienza di comunione con Dio.
Ancora nella sua introduzione don Luciano affermava che il senso della venuta di Gesù nel vivo di questa nostra storia non è altro che quello di donare la Pace. Infatti nel vangelo di Luca gli angeli del Natale cantano: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini che egli ama”, e nel vangelo di Giovanni il Risorto, apparendo agli apostoli nel Cenacolo li saluta dicendo: “Pace a voi”.
Ed ecco il momento centrale della relazione: la lectio sul brano di vangelo di Luca al capitolo 4 dal versetto 16 al 30, quando Gesù nella Sinagoga di Nazaret legge il brano di Isaia : “Lo Spirito del Signore è sopra di me; … e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi …”. Al termine della lettura Gesù afferma che questa Parola oggi si compie in Lui.
La pace che Gesù è venuto a portare nel mondo, la Sua pace, si realizza solo ponendo i poveri e i piccoli al centro della vita e della storia, ma non solo: la pace è frutto di liberazione e quindi di giustizia tra popoli e nazioni, e pace è anche capacità di aprire gli occhi e fare verità sulla vita delle persone e sulle vicende della storia.
Don Luciano conclude dicendo che Gesù è un uomo di pace perché, con la sua parola pacata e ferma, e con i sui gesti forti, smaschera l’ipocrisia dei potenti e si mette dalla parte dei piccoli, permettendo a ciascuno di essere se stesso e di costruire nel bene la propria vita.
In questo primo giovedì di Avvento la Parola di Dio ci ha donato intuizioni profonde e cariche di speranza: la Pace è un dono. Sta a noi il compito di accoglierlo e camminare insieme a Gesù come discepoli e testimoni della sua Parola, diventando operatori di Pace per la costruzione di un mondo nuovo.