Riportiamo l’omelia di don Antonio, pronunciata domenica 18 gennaio 2026 durante la festa patronale della Comunità Pastorale.
Il popolo d’Israele sta camminando nel deserto, l’acqua inizia a mancare, la sete si fa sentire e il grido del popolo si alza forte e disperato verso Mosè e verso Dio.
A Cana di Galilea alla festa di nozze di due giovani sposi il vino viene a mancare e la festa sta per finire miseramente. Sconcerto e delusione si fanno sentire.
San Paolo nella lettera ai Romani registra le fatiche degli uomini e delle donne di oggi e di sempre, di una “creazione che soffre e geme le doglie del parto”: l’attesa di redenzione e di salvezza sta nel cuore dell’umanità.
E a noi che cosa manca? Per che cosa gemiamo interiormente?
Dove cerchiamo la strada della salvezza per noi e per gli uomini e le donne di questo mondo e di questa storia?
Forse siamo alla ricerca di strade facili, semplici…di scorciatoie…ma la salvezza non arriva, non la troviamo.
La parola di Dio oggi ci indica in modo chiaro e preciso la strada, anzi la persona a cui rivolgere le nostre fatiche, le nostre necessità, il nostro desiderio di bene.
Oggi come Mosè e come Aronne alziamo lo sguardo a Lui, il Dio della vita e della salvezza Come Maria ci rivolgiamo a Gesù con fiducia piena e certa: il nostro Dio non ci abbandona.
Per la nostra Comunità in festa questo è il momento di fare l’esperienza della fede: consegnarci nelle mani di Gesù e affidarci al suo cuore, riconoscendo che ciò che manca alla mia vita, alla nostra storia di questa nostra Comunità e di questo mondo…non possiamo darcelo da soli.
Solo l’amore di Dio in Cristo Gesù può colmare la nostra mancanza, il nostro vuoto, il nostro “non hanno più vino”.
Certo, a volte, il dono di Dio non è quello che noi al momento desideriamo o che chiediamo immediatamente, ma il vino che Gesù offre è sempre molto più buono di quello che desideravamo. Proprio questo capita a Cana “tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio, tu invece lo hai conservato fino ad ora”.
Il Signore però non opera tutto ‘da solo’ chiede la nostra collaborazione. Gesù non ci salva mai al di là di noi stessi, ma sempre attraverso noi, attraverso il nostro cuore che si affida a lui e attraverso nostre mani che si mettono a sua disposizione. È solo la fede che salva! Quante volte Gesù dice alle persone guarite…la tua fede ti ha salvato.
Oggi la Parola ci dice: offri a Gesù semplicemente a tua povera acqua, la tua fragilità, la tua piccolezza, la tua umanità; affidati e Lui per quello che sei. Il Signore della vita ti trasformerà in vino nuovo.
Ecco il cammino della fede che Gesù oggi alle ‘Nozze di Cana’ ci indica: Invitiamolo alla nostra Festa e chiediamo a Maria di non lasciarci soli.